"Chi conosce gli altri è intelligente,
ma chi conosce se stesso è saggio.
Chi conquista gli uomini è forte,
ma chi conquista se stesso è potente."

Lao-Tsè . Tao te ching

 

 

Il Tai Chi è un viaggio. Un racconto. Una storia.

Un gomitolo d’acqua. Che si svolge.

Come la vita.

Ma finché siamo Ego. Io-che-fa-qualcosa. Il gomitolo è fildiferro. Puntuto. Storto. Ritorto. Sgraziato squilibrato ottuso. Chiuso. Presuntuoso. Feroce.

Quando diventiamo il movimento. Non-più-io. Ma il presente di me stesso. Allora si schiude qualcosa. Fessure. Anfratti. Finestre. Anditi. Orizzonti. E grandi porte di Kiev. Che si spalancano. All’essere.

Il Tai Chi è il tempo nel respiro dei giorni.

Il Tai Chi è il respiro nel tempo dei giorni.

È una ginnastica, una danza, un’arte marziale, una meditazione in movimento.

È il susseguirsi ininterrotto di figure in equilibrio dinamico. Della continua trasformazione del femminile in maschile e viceversa. Yin e Yang. Termini che nascono dall’osservazione del lato illuminato e quello oscuro della montagna. Princìpi dell’energia che forma e governa l’universo differenziato.

Il Tao è l’indifferenziazione. Indefinibile. Indefinito.

Il Tao che può essere detto, non è il Tao” dice Lao-tsè.

108 è il numero della Forma, stile Yang [che è il nome del maestro che l’ha creato]. E non si riferisce al numero delle figure, come molti credono, ma è simbolico e riguarda l’individuo, prodotto del cielo 36 e della terra 72. Nel rosario buddhista i grani sono 108.

In realtà, secondo come si contano, i “movimenti” possono essere 108, ma in effetti sono molti di più.

La Forma Yang è divisa in tre parti simboliche.

La prima parte è: Terra, Madre, Ricettivo, Eros, Vuoto, Flessibilità, Fluidità, Accoglienza, Umidità, cioè tutto ciò che è riconducibile al principio dell’energia del femminile: Yin.

La seconda parte è: il combattimento, l’essere umano che si confronta con emozioni, pensieri, stati mentali, pulsioni istintuali.

La terza parte è: Cielo, Padre, Maschile, Logos, Penetrante, Pieno, Determinazione, Potenza, Affermazione cioè tutto ciò che è riconducibile al principio dell’energia del maschile: Yang. Ed è anche la parte più lunga che contiene le altre due. È allo stesso tempo punto da acquisire e sintesi compiuta.

Tutta la Forma si basa sulla sfera e la circolarità. E non solo simbolicamente. La pratica avanzata può svolgersi anche per un’ora, in tutte le direzioni cardinali e intermedie e, quando concludo il percorso, mi ritrovo al punto di partenza. Chiudo il cerchio del mondo.

Ma, parafrasando Eraclito:  non è mai lo stesso punto, né lo stesso praticante.

Tai Chi o Taiji è il nome abbreviato di Tai Chi Chuan (nella traslitterazione Wade-Giles) o Taiji Quan (in quella Pinyn approvata dal governo cinese alla fine degli anni ’70) la cui pronuncia approssimativa in italiano “tài ci ciuàn” è la stessa. E significa letteralmente “combattimento della sommità o della sublime vetta”. È arte marziale interna, cioè non si basa sulla forza fisica ma su equilibrio e fluidità, e si pratica sempre in gruppo ma individualmente. Per cui è un continuo totale profondo confronto con se stessi.

Quando il mio centro si connette con l’energia dell’universo, nulla mi è precluso. Può essere però che per questo servano alcune vite di pratica…

Il Tai Chi, secondo le prime testimonianze scritte, nasce all’incirca verso la fine del 1800 grazie alla famiglia Chen, la quale fa risalire però la fondazione della pratica a un avo del 1600.

Nasce come arte marziale (stile Chen) da cui deriva lo stile Yang che è più semplice dal punto di vista atletico, perciò può essere praticato da chiunque a qualsiasi età.

Vi sono innumerevoli leggende sulla nascita del Tai Chi, leggende che mirano a nobilitarne le origini.

Una delle più suggestive è riferita a Bodhidarma che, nel 400/500 d.c., porta il buddhismo in Cina che si chiamerà Chan (da cui lo Zen giapponese) e insieme porta alcuni movimenti che sono gli antenati del Tai Chi.

Un’altra altrettanto suggestiva è riferita invece all’eremita Zhang Sanfeng (1100/1200) che, osservando il combattimento tra una gazza e un serpente, vide che il serpente vinceva poiché aveva movimenti flessibili e curvilinei.

E, come dice Lao-tsè, la flessibilità batte la rigidità. Tutto ciò che nasce e vive è flessibile e morbido, tutto ciò che muore è rigido e duro.

“La foglia di bambù si piega sotto il peso della neve che cade, fino a che la neve scivola via, e la foglia torna alla sua posizione naturale.” [Herrigel – lo zen e il tiro con l’arco]

La foglia cioè si è liberata senza fare nulla, se non assecondare l’azione della neve.

Se contrasto, mi irrigidisco, perdo. Se assecondo, resto flessibile e morbido, vinco.

Per dirla con una storiella metropolitana: al semaforo rosso ci sono due auto in coda in attesa. Scatta il verde e al primo autista si spegne il motore. Prova a farlo ripartire ma niente da fare, la macchina non ne vuol sapere. Intanto quello dietro di lui comincia a strombazzare col clacson. Allora, quello con la macchina in panne va dall’altro che continua a suonare e gli dice sorridendo: facciamo cambio? Io suono il clacson e lei mi fa partire la macchina?

Nella mia esperienza di maestro, quando viene a provare la pratica un giovane tosto, che fa arti marziali, che vuole combattere mettendo però in evidenza soltanto l’aspetto fisico, esteriore, gli dico: se la ragazza che ami ti molla di brutto, è peggio che prendersi un pugno in faccia, no?

Allora vedo che il tipo barcolla, perché già quel mio dire è un pugno.

Questo è Tai Chi nel quotidiano. In fila alla cassa del supermercato o aspettando il tram. Ed essere imperturbabile non significa che mi lascio prevaricare. E se pratico con estrema lentezza, non significa che sono sempre “lento”. Anzi, la consapevolezza dell’esserci nel movimento che scorre, mi fa essere veloce quando mi serve. In modo naturale, come l’acqua scorre lenta dove il dislivello è minimo e diventa possente quando la terra si apre.

Non c’è nulla di più duttile dell’acqua. E nemmeno di più potente. Quando arriva uno tsunami, quando una diga non regge più la pressione delle acque, meglio non essere lì.

E dunque nella pratica sono acqua che scorre, respiro, sguardo. Una farfalla blu che si posa sul petalo del loto. Un’onda che sommerge e spazza via.

Non ho bisogno di pensieri, logica ordinaria della coscienza, di schemi mentali inevitabilmente rigidi. Se la mia mente è rigida anche il mio corpo lo è. E viceversa. Poiché noi siamo un unicum. Siamo psicorpo.

E pertanto sono Tai Chi in ogni passo del giorno. E della notte. O quantomeno questo è l’obiettivo.

E non ho bisogno di diventare cinese. Sono quello che sono. Con la mia cultura e le mie esperienze. Assimilo nel mio essere la fluidità che mi arricchisce la vita, qualunque sia il momento che mi tocca vivere o che scelgo di vivere.

è come presentirla non ancora vederla sublime eterea e potente allo stesso tempo la bellezza verde e rossa che si manifesta Venere dalla spuma del mare la Fanciulla di Giada del Mistero Meraviglioso è lì

Ling Tai Chi Chuan

Maestro Agrippino Musso

associazione Lingshan – www.lingshan.itQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tai Chi Chuan e Ling Tai Chi Chuan

 Tai Chi Chuan significa letteralmente “combattimento della vetta più alta” (o "sublime vetta"), psicologicamente possiamo dire “confronto”, ed è il confronto della vetta più alta poiché è il più difficile: quello con se stessi. Il Tai Chi Chuan infatti si pratica insieme agli altri ma individualmente. Possono praticarlo bambini e ottuagenari e non ha controindicazioni.

Ho chiamato questo modo di praticare il Tai Chi ChuanLing, con riferimento al romanzo di Gao Xingjian, “Lingshan”, tradotto come “La Montagna dell’Anima”, senza implicazioni religiose, ma con un riferimento ulteriore alla psicologia del profondo di C. G. Jung e alla psicologia archetipica di James Hillman.

Nella visione junghiana l’Anima (per gli uomini) e l’Animus (per le donne) sono le funzioni che permettono il contatto e la relazione con l’inconscio personale e collettivo.

In Jung infatti troviamo quella concezione di fondo della psiche umana composta da opposti complementari che si possono assimilare, in un certo modo, agli opposti della concezione orientale, e cinese nella fattispecie, che sono appunto lo Yin e lo Yang. Da questo più che ventennale lavoro di confronto e interazione nasce il Ling Tai Chi Chuan, come percorso di conoscenza, del quale la citazione di Lao-tse iniziale è la sintesi perfettamente compiuta.

La Forma Yang 108

Cercare l'ago d'oro in fondo al mare

Infatti l’essere umano compiendo il percorso dei 108 movimenti, si confronta, lotta, per unire ogni volta in un equilibrio dinamico gli opposti: Terra-Cielo, Madre-Padre, Femminile-Maschile, Ricettivo-Penetrante, Vuoto-Pieno, Yin-Yang. Equilibrio dinamico significa che non esiste un punto che si raggiunge una volta per sempre, ma che tutto è in continuo divenire.
La forma 108, se ben praticata, parte da un punto e, al suo compimento, torna allo stesso punto da cui si è partiti
Il Tai Chi Chuan si pratica con estrema lentezza, ascoltando se stessi, e la forma 108 nella pratica avanzata dura quasi un’ora.

Ascoltare se stessi significa arrivare a percepire, coscientizzare e consapevolizzare che l’emozione che sento e il modo in cui mi muovo sono la stessa cosa. “Non c’è un corpo che fa o una mente che dice, c’è una persona che si esprime” (Lowen).
Di conseguenza la tensione che sento è espressione della mia personalità, non soltanto una parte del corpo che soffre. Se il mio corpo soffre, anche la mia psiche soffre nello stesso modo e nello stesso momento.

movimenti del Tai Chi Chuan possono aiutare a portare alla coscienza le tensioni poiché il movimento della Forma 108 è movimento al tempo stesso del corpo e della psiche. Il mio essere presente a ciò che sto facendo, ossia a ciò che sono qui e ora nella mia interezza, per il fatto stesso che lo faccio permette alla tensione di sciogliersi.
Ma che cosa permette di non farla più emergere?
Il fatto che della stessa tensione io ne faccia conoscenza. Che compia cioè un atto di conoscenza di me che significa esattamente il far emergere il “contenuto” della sensazione fisica, cioè l’emozione e lo stato mentale che sono insite in essa.

La pratica della consapevolezza

Il lavoro proposto è dunque quello della pratica del Ling Tai Chi Chuan e della “pratica” della consapevolezza. Termine abusato che qui sta a significare l’intenzione e la volontà di “confrontarsi” con i vissuti (emozioni e stati mentali) che sono contenuti nella sensazione.
Operativamente ciò avviene con momenti di pratica della Forma Yang, momenti di rilassamento e ascolto del corpo, e relazione dialogica (verbalizzazione/messa in gioco) ossia confronto con l’emozione emersa.
Tutto ciò per accogliere i propri vissuti, rendersene responsabili, eliminare ogni genere di tensioni in modo da sviluppare un’armonia e un’attenzione che servano anche e soprattutto nell’esistere di ogni giorno. In poche parole: per poter vivere meglio.